Esperienza estiva a Castelluccio

una settimana di vita comune in autogestione sull’Appennino per 25 allievi di FOMAL assieme a loro formatori

Nell’impegno di migliorare continuamente la qualità dell’azione di promozione umana e sociale, FOMAL ha scelto di mantenere sempre attivo il focus sulla necessità che la sua offerta formativa contribuisca a sviluppare non solo competenze professionali, ma anche il profilo umano e di cittadinanza degli allievi che frequentano, in una prospettiva di crescita integrale della persona.

In questa direzione nel 2018 ha preso consistenza l’idea di una vacanza estiva di una settimana per i ragazzi, specificamente in uscita dal secondo anno, da offrire loro gratuitamente, in cui fosse possibile fare esperienza di vita insieme tra pari e con adulti, di attività che mettessero in movimento vari interessi, di contatto con la natura, di rapporto con il luogo e i suoi abitanti, di assunzione di responsabilità per la riuscita del progetto.

Idea da praticare tuttavia dentro a concrete possibilità, che al suo emergere erano tutte da esplorare: disponibilità di location, di formatori e di risorse.

Il primo contatto con il parroco di Porretta Terme sull’Appennino bolognese diede immediatamente esito positivo: possibilità di utilizzare la canonica in disuso di Castelluccio, frazione di Porretta, in uno splendido contesto naturale, assieme all’ospitalità presso la foresteria del castello generosamente messa a disposizione dalla Pro Loco, consentendo così una sistemazione logistica adeguata per un totale di circa 25 persone. A carico di Fomal le spese vive dei consumi.

Immediatamente si sono resi disponibili 3 formatori, assieme alla direttrice didattica e alla presidente dell’Ente. È ovvio che la partecipazione volontaria, pur retribuita per i formatori, ha risentito di condizioni personali favorevoli, non agibili da chiunque. Emerge tuttavia con chiarezza che non è da dare per scontato il profilo di formatore che ‘regge’ una vacanza di 6 giorni insieme a ragazzi, per di più allievi: assieme ad altri fattori incide sulla scelta anche la modalità dell’essere insegnante accanto ai ragazzi durante l’anno e il clima relazionale che si è potuto/saputo creare.

L’allargamento degli adulti presenti a figure ulteriori è stato importante sia per gli adulti che hanno avuto una opportunità di conoscenza più da vicino di giovani affidati anche alla loro responsabilità sia degli allievi stessi che hanno saputo cogliere nella presenza di persone ‘importanti’, come dicono loro, un’attenzione che hanno gradito, recuperando tutti una dimensione di normalità quotidiana sempre efficace.

L’iniziativa, definita in termini di fattibilità, è stata proposta a tutte le seconde, attraverso la presentazione classe per classe di finalità e di motivazioni. Ciascuno era poi libero successivamente di aderire apponendo il suo nome su un cartellone esposto in un corridoio.

In entrambi gli anni di effettuazione della iniziativa (’18 e ’19) le adesioni sono state molto numerose, ponendosi quindi il problema della scelta e delle modalità per farlo, a cura dei rispettivi formatori e tutor. Assieme a colloqui personali chiarificatori, si sono utilizzati alcuni criteri (merito, ‘sfida’ degli adulti, premio, regalo dell’unica vacanza, sollievo da situazioni familiari tristi e pesanti, per prova…) auspicabilmente a garanzia di una convivenza il più possibile serena. La novità del secondo anno di Castelluccio è consistita nell’inserimento nel gruppo dei partecipanti di 3 allievi senior, che avevano partecipato alla vacanza dell’anno precedente, avendone ricavato vantaggi significativi di maturazione, allo scopo di porsi come facilitatori tra allievi e adulti. Alla conclusione del percorso istruttorio relativo ai partecipanti si è trovata complessivamente la quadra rispetto a chi era veramente motivato a partecipare, rientrando nel numero previsto.

Sono state coinvolte le famiglie anche attraverso un incontro apposito per condividere il senso della vacanza, trovando corrispondenza di intenti. Unica condizione da parte dell’Ente: non sarebbero state previste visite di familiari durante il soggiorno, per consentire ai ragazzi un reale periodo di distacco dal solito ambiente, complessivamente inteso.

Ci si è preoccupati anche di favorire una conoscenza previa tra gli allievi partecipanti organizzando una pizzata alcuni giorni prima di partire.

Gli ‘adulti’ si sono preparati con alcuni incontri per la buona riuscita del soggiorno sulla impostazione e sulla articolazione delle giornate. Di grande rilevanza per farsi venire idee e prevedere situazioni costruttive la conoscenza diretta, nomi, volti e vissuti, dei partecipanti: la personalizzazione della proposta educativa ha bisogno anche di una familiarità e di una consuetudine che solo un appassionato dedicarsi ai giovani può favorire.

In particolare per il primo anno il programma, nella intenzione di tenere un filo conduttore nelle giornate, aveva inizialmente risentito di una impronta con qualche rigidità di tipo scolastico che una volta arrivati sul posto immediatamente si è capito di non poter mantenere in toto. Ad es. non ha retto l’idea di cominciare nel pomeriggio dell’arrivo con la visione di un film selezionato da casa che nella intenzione dei ‘grandi’ avrebbe dovuto far intravvedere alcune problematiche, molto vicine alla domande di vita dei ragazzi, su cui tessere ogni giorno un approfondimento di riflessione. Senza fatica gli adulti hanno aggiustato il tiro, da un lato assecondando maggiormente le domande di vita emergenti in quel contesto, dall’altro rimandando costantemente anche attraverso un confronto continuo quello che via via si faceva alle finalità della vacanza: insomma idee chiare in testa ed elasticità rispetto ai tempi e ai modi delle attività. Escluso ‘il ciondolamento’, in una pretesa continua ancorché sempre da giustificare del tempo da spendere bene.

La cadenza delle giornate era ritmata da orari precisi, dalla sveglia alla buona notte, prevedendo nella mattinata e nel pomeriggio attività di vario genere, che consentissero tuttavia anche l’esecuzione dei compiti, secondo turnazioni previste, necessari in relazione al mangiare, alle pulizie, all’igiene personale.

Essere un Ente di formazione nell’ambito della ristorazione ha consentito una preparazione previa e anticipata di alcuni alimenti già cucinati, lasciando al dettaglio e alle esigenze quotidiane la possibilità di fare la spesa in loco, opportuna sia in termini di vantaggio dato ai ‘locali’ sia di costruzione di relazioni.

La giornata poteva quindi essere: più culturale in senso stretto (grande gioco, visita e storia del luogo del castello, gita di un giorno con visita ad un santuario e percorso tra la natura, racconti della storia di chi voleva raccontarsi…)

ludica di gruppo o singola (calcio, giochi di prestigio, piscina…)

sociale, di cittadinanza attiva (la cena con gli abitanti del borgo ed i loro racconti, la convivenza quotidiana con loro, la pratica ecologica nel luogo, la pulizia della strada e dei luoghi frequentati, la differenziazione dei rifiuti secondo le regole del posto),

di cinema visto e commentato

di musica fatta ed ascoltata.

Il progetto ha quindi permesso costantemente di sviluppare tematiche trasversali: convivendo si fa storia, letteratura, camminando e osservando si studiano la geografia, le scienze, si pratica l’educazione fisica e quella musicale del canto, trascorrendo le sere d’estate tra i cartelloni dei ragazzi, la lettura della posta, le confidenze, le simpatie, gli innamoramenti, le discussioni si fa relazione: fino a quella più intima, sottile, quella “non lo dico mica a tutti…”

Non facile trovare sempre l’equilibrio tra tempo organizzato e tempo libero. Anche il tempo libero nasce da una educazione, perchè sia liberato e non sfaccendato. È stata necessaria una certa pressione degli adulti nel controllo del tempo libero, della propensione a rintanarsi, a sdraiarsi sul letto, ad appartarsi.

Attorno e dentro alla realizzazione delle attività programmate giorno per giorno cresceva l’esperienza del vivere insieme, lungo quanto una giornata intera, che favoriva progressivamente l’emergere di dimensioni e profili nuovi mai visti o sperimentati nell’altro che dimostravano la bontà degli obiettivi profondi della vacanza, consentendo via via una maggiore efficacia anche nella gestione di conflitti e l’emersione a volte drammatica di dolorosi vissuti personali che frequentemente hanno trovato nella confidenza e nello stare insieme premuroso e non distratto una via di sollievo e di consolazione.

Molto interessante a questo riguardo la realizzazione dei dopo cena: musica, canto, racconti, in un contesto naturale e architettonico (la piazzetta di Castelluccio p.e.) che favorivano esperienze uniche di ascolto di sé e degli altri. Un episodio tra i tanti: l’ascolto ‘rapito’ del racconto durato più di un’ora di un ragazzo venuto in Italia dall’Afghanistan, a piedi, con mezzi di fortuna, attraverso peripezie dolorosissime…Alla fine del racconto tre ragazze gli si sono avvicinate per chiedergli scusa di averlo trattato male il giorno precedente. L’attenzione profonda all’altro aveva consentito il raggiungimento di un obiettivo pedagogico molto più faticosamente ottenibile in altro modo.

Quei giorni sono stati interessanti anche come osservatorio pedagogico per gli adulti: soprattutto in evidenza sono state le fatiche della adolescenza, oggi, con cui provare ad entrare in dialogo, per trovare e proporre ragioni di vita e di speranza.

Rilevante il rapporto con il luogo e l’ambiente, silenzioso, pulito, particolarmente accogliente soprattutto attraverso la benevola attenzione dei pochi abitanti nei nostri confronti. La raccomandazione fatta il primo giorno ai ragazzi di non fare schiamazzi nell’attraversamento del piccolo borgo non è mai stata disattesa, anche a conferma che caratteristiche ambientali buone sollecitano comportamenti virtuosi. Gli abitanti hanno capito il senso della esperienza e si sono fatti in 4 per mettersi a disposizione. È stata una grande idea la preparazione e la condivisione della cena l’ultima sera attorno ad un lunghissimo tavolo allestito nella piazzetta: invitati la responsabile della Pro Loco con il marito, i gestori del negozio di alimentari, il parroco, il proprietario dell’Apecar che ci ha facilitato in tanti spostamenti… La cena a più portate (ore di lavoro per tutti i ragazzi e i formatori nel pomeriggio) era in loro onore, ma non sono venuti a mani vuote neanche in quella occasione…Chiacchiere, scambi, canzoni insieme.

6 giorni sono un attimo. Sicuramente l’unicità del posto e la dimensione di vacanza ha consentito ai ragazzi di essere molto contenti della esperienza vissuta: alcuni di loro, tra cui molti non italiani, non erano mai stati in vacanza.

La scoperta di modi nuovi di incontrare l’altro, di conoscerlo e di riconoscerlo, il gusto e le regole premurose della convivenza, la scoperta di personali capacità che non erano mai state messe alla prova sono state più o meno consapevolmente le ragioni della serenità diffusa tra di loro.

La vita assieme è il più grande ed il più completo dei linguaggi informali: dà agli allievi la possibilità di esprimersi, di fare, di lavorare senza temere giudizi o pareri stigmatizzati.

La scuola della vita insieme non condanna gli errori, né li addita, ma ne fa tesoro per una valutazione che coinvolge tutti: la scuola informale non conosce la paura di sbagliare, ma offre l’occasione di poterlo fare per essere aiutati a cambiare in modo sereno e condiviso.

Con particolare riferimento al profilo di Fomal come Ente di formazione non c’ è dubbio che chi è stato a Castelluccio in estate ha manifestato poi, al ritorno in classe, un maggiore senso di appartenenza alla scuola.

Durante il terzo anno successivo alla vacanza molti ragazzi partecipanti hanno lavorato in aula in modo più coerente e consapevole, addirittura proiettati da subito al quarto anno, sentendosi parte attiva di un percorso che iniziavano a sentire importante per loro, sia come singoli, sia come parte di un gruppo.

Dalla felice esperienza di vacanza estiva a Castelluccio è nata una ulteriore idea, realizzata, di utilizzare questa opportunità con finalità più specificamente didattica per esperienze di 2 giorni da vivere come modalità ‘diversa’ di fare scuola. A titolo esemplificativo si cita il modulo che ha coinvolto nel novembre 2019 ragazzi di tutte le seconde scelti per loro particolari difficoltà o a rischi di dispersione. Due insegnanti, matematica e sostegno, hanno affrontato tematiche coordinate, confrontandosi prima e dopo ogni lezione, attorno all’oggetto ‘forme’: in matematica con riferimento a quelle geometriche, mentre il docente di sostegno ha condotto gli studenti in un percorso sulle forme di comunicazione (verbale, non verbale e paraverbale): il modulo si concludeva con due giorni a Castelluccio di istituzionalizzazione delle lezioni e scambi di parere. Durante il soggiorno, attraverso la condivisione delle pratiche quotidiane, gli allievi hanno potuto lavorare sulle capacità di comunicazione e di relazione tra pari e con le figure adulte, nonché applicare principi di matematica alle attività pratiche come il cucinare insieme, le porzioni e le proporzioni. La classe ha aderito massicciamente al progetto, raddoppiando il gruppo di partenza.

La vacanza estiva e le due giorni a Castelluccio sono state interrotte a causa della pandemia del coronavirus, ma continuano a rappresentare un obiettivo irrinunciabile per Fomal.

Impressioni di ragazzi di partecipanti.

Il mio pensiero su Castelluccio.

Per me questa esperienza a Castelluccio è stata, in primis l’opportunità di visitare un posto spettacolare che non avevo mai avuto l’occasione di vedere, infatti tra passeggiate, escursioni e attività ho apprezzato ogni particolarità di questo paesino.

Come seconda cosa ho avuto anche l’opportunità di conoscere e interfacciarmi con altri miei coetanei e nonostante molti non li conoscessi, direi che non conoscevo nessuno, abbiamo instaurato fin da subito un rapporto civile e amichevole, tutt’ora molti li sento ancora e questa relazione non finirà presto di certo! Questa esperienza mi è stata veramente utile, sono cresciuta molto caratterialmente perché interfacciarsi con persone diverse è sempre fonte di insegnamenti; sicuramente se avessi l’opportunità di rivivere un’esperienza del genere, la rifarei altre mille volte.

Ho acquisito anche tanta fiducia in me stessa che finito il quarto anno, penso di fare alberghiero statale per avere la maturità (se riesco nella passerella) e magari da docente portare la mia classe a Castelluccio!

Nouri Monia

Ma tu ci sei mai stato? È un posto molto tranquillo sereno …e tanta pace ci si può trovare io ci sono stata con la scuola con alcuni compagni di classe e alcuni insegnanti ed è stata una bellissima esperienza stare insieme in questa casa aiutarci a collaborare a essere una squadra cucinavamo apparecchiavamo e dopo cena ci mettevamo fuori tutti quanti a parlare di noi stessi ..o se mai a giocare ..con gli strumenti musicali …abbiamo fatto anche questo.. è una bellissima esperienza perché ti dà la carica di stare con gli insegnanti e con i tuoi compagni: se fai del bene anche tu dopo automaticamente stai bene con te stesso!

La mattina facevamo tutti la colazione insieme tutti addormentarti ma eravamo bellissimi dopo di che si andava in un campo a giocare a calcio o palla volo o giocare con le carte in gruppo ci si sentiva spensierati senza pensieri si pensava solo al quel momento di divertirci e di fare divertire anche gli altri …certo a volte nascevano nelle piccole discussioni fra ragazzi ma le prof erano sempre li a farci capire …ad aiutarci a fare di nuovo la pace … eravamo una squadra non potevamo separarci o litigare… si pensava a sorridere con altri si pensava a cucinare la pizza per la sera o altro.. queste sono le piccole cose le più belle ! Le cose più semplici sono le più speciali …sono le più belle !

Io non conosco bene la storia ma so la storia di un ragazzo pakistano arrivato a piedi in Italia io non so la religione ma la capivo in quella chiesa lontana in mezzo alle cascate e al bosco io so solo che avevo tutto il cuore libero e pieno dei miei amici, delle prof delle presidi che ho conosciuto meglio solo allora

Questo esperienza fa capire che bisogna aiutarsi a vicenda se uno sta male di cerca di capire dove sta male se si può fare qualcosa si fa senza mai crearsi i problemi ..non si pensava allo studio si pensava ad essere uniti in questa gita scolastica di una settimana… tutto fantastico vedi le montagne questo piccolo paesino…ci sono delle vie strette salite …il castello pazzesco con un giardino verde quel colore stupendo di speranza e  azzurro è il cielo e il sole che ti dava quella felicità in più … insomma come la chiamate voi quando si è senza pensieri con i vostri compagni di classe che si fanno tutte queste fantastiche cose ? È con gli insegnanti pazzeschi …io la chiamo stare bene la chiamo felicità.. e vi consiglio di prendere sempre le cose in meglio in positivo quando si fanno le gite scolastiche perché sono esperienze che rimangono a vita.

ma tu ci sei mai stato ? vacci e tornaci che si capisce poi  col tempo

luisa sannino

Impressioni di adulti partecipanti

RV

Castelluccio, ho un ricordo tenace: una canonica fredda con le stanze una dentro l’altra e un tavolo grande, allungato in modo poco geometrico per farci stare più gente possibile attorno: ragazzi quasi tutti, della scuola del Fomal, premiati per una condotta dell’anno migliore di altre, e quassù un po’ disorientati, ma presto insieme come sanno essere i ragazzi a sedici anni. Attorno anche qualche adulto, più o meno giovane, attirato a quel tavolo come da un magnete invisibile. C’è chi aveva preparato il pranzo (tutta gente di Fomal, esperti dunque), ma il cibo non era l’unico collante di questo cerchio di gente stretta stretta che così si proteggeva un po’ di più dall’umidità e dal fresco della sera.

Eravamo in tanti ma il chiasso non si accese, e una trepidazione insolita si era diffusa. Capii dopo, soltanto dopo che quel luogo incantato, era stato sufficiente un pomeriggio e qualche chiacchiera, generava amicizia, in modo semplice. Ed è la mia immagine di Castelluccio.

  1. M. F.

Il gruppo classe ha reagito con entusiasmo al progetto, dopo essersi candidati e dopo aver superato le selezioni erano molto orgogliosi di poter partecipare alla vacanza (la sensazione di essere stati scelti è piacevolissima e molto gratificante).

I ragazzi hanno creato e rafforzato un legame che si è potuto osservare anche in seguito, nel contesto scolastico. Amicizie nate a Castelluccio sono continuate anche in aula. Si è potuta riscontrare anche una maggiore apertura verso il personale scolastico, specialmente di coloro che erano coinvolti nel progetto, con i quali hanno instaurato anche rapporti di consapevole complicità. Alcuni di loro si sono aperti con qualche figura di riferimento riuscendo anche a migliorarsi sia personalmente sia nei contenuti. E certamente si è registrato anche un salto qualitativo rispetto al senso di appartenenza alla scuola.

Le competenze relazionali sono migliorate, tra pari, con gli adulti e nel rapporto con conoscenze nuove (v. abitanti del luogo). Sicuramente con i docenti molti hanno acquisito una maggiore confidenza che si è manifestata soprattutto nell’attività in classe: chiedere al docente quando non è chiaro un compito, chiedere di ripetere, chiedere di essere aiutato…se prima alcuni ragazzi non l’avrebbero mai fatto, ora avevano trovato la chiave emozionale e di fiducia per poterlo fare senza vergogna.

Incidenza positiva anche sulle competenze professionali: la suddivisione di ruoli, l’aiuto reciproco, la condivisione degli spazi, il rispetto, la stima, il mutuo soccorso in caso di bisogno, ma anche il lavoro pratico assieme alla voglia di raccontarsi, la fatica dello sport assieme al piacere del racconto e della camomilla, il calore della stufa…hanno reso possibile l’acquisizione di competenze particolari che forse solo ‘la magia’ del posto poteva permettere.

L’isolamento del luogo ha esaltato la voglia di stare insieme e di condividere anche i silenzi.

Con riferimento alle 2 gg, dove la partecipazione era dell’intera classe, si è riscontrato anche che ragazzi chiusi e riservati, se non addirittura ostili nel contesto scolastico, hanno dimostrato una notevole apertura e collaborazione, piacevolmente sorprendendo le figure educative presenti (P. che era talmente chiusa, scontrosa ed ermetica da pensare di certificare per alcuni suoi comportamenti, è stata ‘sconvolta’ da Castelluccio e oggi è la migliore allieva della sua classe).

Opportuna anche la scelta della 2 giorni in novembre: raccogliere la legna e le pigne nel bosco, bussare alla porta dei vicini per chiedere un po’ di carta o giornali, restare attorno alla stufa accesa…hanno fatto gruppo in modo straordinario.