Pubblichiamo di seguito un articolo scritto da Antonino Frusone, tutor di Fomal, per la rivista I Martedì. 

“Proporre, riflettere, commentare”, questo è il sottotitolo di ogni numero del mensile nato nel 1975 intorno alle attività del Centro San Domenico e del suo fondatore, fra Michele Casali. Ciascun numero della rivista si apre con un ampio dossier ispirato dall’attualità: lo sforzo è quello di cogliere alcuni dati trascurati dall’informazione di massa e di indicare prospettive di analisi e interpretazione, sulla base di un approccio culturale cristianamente ispirato.

L’ultimo numero ha al centro il tema della scuola e ha visto la collaborazione del nostro tutor Frusone. BUONA LETTURA!

Ringraziamo il Centro San Domenico per il consenso alla pubblicazione.

 

Formazione professionale e sistema duale

di Antonino Frusone

Cultura del lavoro e Scuola sono due mondi che nei programmi di istruzione e di formazione tecnico-professionale si sono incontrati poco nel nostro Paese determinando una radicalizzazione del dibattito culturale e politico su questo tema e impedendo qualsiasi forma di possibile collaborazione.
Il retaggio di una cultura improntata prevalentemente sugli studi filosofici ed umanistici da una parte (in conseguenza della riforma Gentile del 1923), unita – come spesso succede in Italia – da un radicalismo di posizioni ideologiche hanno smorzato nel tempo ogni velleità di contatto e di probabile rapporto, nonostante che, laddove questi due mondi inevitabilmente erano costretti a collaborare, per esempio nei percorsi di formazione iniziale o di istruzione e formazione professionale, i risultati proficui non mancavano. 

La Formazione professionale infatti è stata, dal dopo guerra ad oggi, una cenerentola virtuosa del sistema di istruzione e formazione del nostro Paese.
Ogni anno dal 1962 (quando viene istituita la scuola media dell’obbligo e nascono i primi corsi di Formazione iniziale) migliaia di giovani minorenni, si sono iscritti ai percorsi regionali di Formazione professionale, raggiungendo una qualifica professionale riconosciuta e successivamente realizzando un inserimento lavorativo dignitoso e soddisfacente.
La “buona” Formazione professionale è stata da sempre parte fondamentale della crescita complessiva della persona e dello sviluppo economico e sociale del Paese.
Ha saputo integrare una funzione sociale di riscatto dalla povertà, dalla marginalità, dall’esclusione, dal fallimento e dall’abbandono scolastico per tanti giovani italiani e stranieri e una funzione professionale di insegnamento di un mestiere.
Inoltre l’idea che da sempre accompagna la Formazione professionale, rivolta ai minorenni (prima denominata formazione iniziale o formazione al lavoro e dall’anno scolastico 2010/2011 diventata Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), in quanto parte integrante del sistema di istruzione e formazione del Paese), è quella dell’alternanza Scuola-Lavoro pensata in forma estesa: aula-laboratorio-stage nel mondo del lavoro. Con il passare degli anni la percentuale riservata ai tre ambiti si è andata modulando a favore dell’esperienza di stage esterno in azienda, ma anche perché nel tempo la realtà psicologica personale, sociale, culturale, famigliare e di apprendimento degli allievi è diventata sempre più complessa e sempre meno adatta al contesto dell’aula. L’evoluzione e i cambiamenti degli allievi della Formazione professionale si è caratterizzato nel tempo per difficoltà cognitive, relazionali e motivazionali, nonché nella presenza di alte percentuali di allievi extra comunitari.
Bassi tempi di attenzione, difficoltà di concentrazione, disturbi emotivi e della sfera relazionale, difficoltà linguistiche e presenza multietnica degli studenti, scarsa motivazione ai percorsi scolastici tradizionali e all’apprendimento teorico anche a causa delle forti componenti di disagio scolastico e famigliare, sono solo alcune delle specificità degli allievi di questi ultimi venti anni.
Queste caratteristiche hanno determinato, da una parte, lo sviluppo e l’applicazione di metodologie didattiche innovative e interattive, dove l’esperienza e la partecipazione dell’allievo alla lezione sono diventate sempre più centrali nell’attività in aula e dall’altra il potenziamento di modalità d’apprendimento esperienziale e imitativo in laboratorio e in azienda, nella forma di alternanza Scuola-lavoro.
Altre caratteristiche che hanno da sempre contraddistinto la Formazione professionale e che oggi sono implementate nel modello duale, sono la personalizzazione dei percorsi formativi, le sperimentazioni di simulazione d’impresa, le esperienze d’impresa didattica (dagli anni 2000 a seguire), le sperimentazioni delle cosiddette passerelle, ossia i passaggi con riconoscimento di crediti dalla IeFP alla Scuola.
La frammentarietà però sia del sistema di Formazione professionale sviluppato, in misura adatta ai bisogni del territorio, solo in poche Regioni e Provincie e sia della qualità e dell’eccellenza del servizio educativo e formativo offerto, entrambi presenti solo nell’Italia del nord, ha impedito che il modello fosse implementato e diventasse elemento di buone prassi per tutto il sistema scolastico nazionale.

In questi ultimi venticinque anni alcuni timidi interventi legislativi di riforma hanno cercato di far avvicinare la scuola al mondo del lavoro, ma mai riuscendo a far decollare un modello diverso di insegnamento e di apprendimento.
Dopo diversi ed incompiuti tentativi è con la legge Gelmini, diventata operativa nel 2012, che è avviata una riforma sostanziale dell’istruzione tecnica e professionale e di riordino dei diversi indirizzi. La riforma segna il riconoscimento dell’importanza del rapporto della scuola con il mercato del lavoro, ma non riesce a realizzare pienamente l’intento. Gi insegnanti non dispongono di una formazione adatta, mentre l’alternanza scuola-lavoro viene poco praticata e l’apprendistato è considerato ancora una modalità per intervenire sulla disoccupazione attraverso sgravi fiscali e riduzione dei costi del lavoro per le imprese e non una via formativa e di professionalizzazione dei giovani.

E’ con il Governo Renzi che nasce la svolta del sistema duale, a seguito della legge cosiddetta della Buona Scuola, delle novità introdotte da alcuni decreti del Jobs Act sui contratti di apprendistato e dall’accordo Stato-Regioni del 24 settembre 2015. E’ una mini rivoluzione del sistema di Istruzione e di Formazione tecnico-professionale con dosi massicce di mondo del lavoro nei percorsi scolastici di ogni ordine e grado, compresi gli inamovibili licei classici e scientifici.
Il sistema duale avviato in Italia, è indubbiamente un approccio complessivo diverso alla pedagogia e alla metodologia dell’istruzione nonché un’esperienza altra per le politiche attive e del lavoro. L’idea base è che “non esiste politica del lavoro senza istruzione e non esiste istruzione e formazione credibile senza pratica nel mondo del lavoro”.
Gli interventi normativi emanati cercano di creare un rapporto continuativo tra il sistema d’istruzione e di formazione professionale e il mondo del lavoro, rendendo le imprese protagoniste e partecipi della vita e dei percorsi scolastici e formativi degli studenti delle scuole superiori e dell’università.
Tre in particolare sono gli strumenti introdotti dalla nuova legislazione.
L’alternanza scuola-lavoro nell’ambito del secondo ciclo di istruzione, resa obbligatoria in ogni tipo di istituto. L’impresa formativa simulata, che consente di sperimentare modalità didattiche strettamente legate al funzionamento aziendale e implica il rapporto con un’impresa partner. Il contratto d’apprendistato che diventa la forma privilegiata di inserimento dei giovani nel mercato del lavoro in quanto permette un’esperienza professionale diretta, nonché una delle modalità per conseguire il titolo di studio riconosciuto: la qualifica o il diploma professionale.
La strada è stata appena intrapresa e diverse sono le difficoltà organizzative e strutturali da superare per poter portare al traguardo un progetto così ampio.

Tra le tante attenzioni necessarie è da superare e trasformare sicuramente un pensiero e una cultura aziendale, che vede, a volte, lo stagista come utile manodopera in formazione e a costo zero, e non come un impegno di valore formativo e sociale per la collettività e la crescita di cittadinanza e professionale dei giovani. E’ altresì necessaria una formazione per gli insegnanti e le imprese che si rendono partecipi della collaborazione con le istituzioni scolastiche e formative all’altezza delle nuove sfide pedagogiche e didattiche che il sistema duale pone.

A volte a giustificazione della bontà del sistema duale, quale nuova metodologia complessiva per il sistema d’istruzione, si porta ad argomento a favore la positività dell’esperienza in Germania, ma è quanto mai difficile fare un parallelismo e pensare ad una trasferibilità tout court del modello e delle possibili conseguenze poiché quello tedesco si sviluppa in un contesto economico, istituzionale e soprattutto culturale totalmente diverso e non paragonabile a quello italiano.

L’efficacia e la realizzabilità positiva di questa importante novità ed esperienza pedagogica e didattica sarà possibile nella misura in cui le volontà e l’operatività degli attori coinvolti: le amministrazioni pubbliche, le istituzioni scolastiche e formative e le aziende, saranno in grado di collaborare ed agire per il bene pubblico e la crescita e la maturità dei giovani che gli sono affidati.