Leggere Sciascia

project work – lingua e letteratura italiana

PROJECT WORK  – LINGUA E LETTERATURA ITALIANA

 Leggere Sciascia al Fomal

 I nostri ragazzi hanno innegabili fragilità scolastiche eppure siamo persuasi che meritino il meglio, che non siano risparmiate loro sfide importanti e che in queste sfide non siano lasciati soli dai loro formatori.

Tenendo conto di tutto questo, assieme al tirocinante UNIBO – Facoltà di Lettere –  Eugenio Bonfiglioli, proponiamo come project work un lavoro su Leonardo Sciascia proprio nell’anno in cui si celebra il centenario della sua nascita. Peccando un po’ di presunzione siamo convinti che il grande autore siciliano sarebbe d’accordo per almeno tre motivi: la grande attenzione all’educazione (era maestro elementare), lo spendersi per la causa dei più deboli e l’amore per la grande cucina siciliana.

La nostra proposta di PW tiene conto delle seguenti attenzioni:

  1. Il confronto con autore di primissimo piano della nostra storia culturale.
  2. Un coinvolgimento soggettivo di ogni studente.
  3. Il riferimento all’ambito curricolare della ristorazione.

Affideremo ai ragazzi il compito di documentarsi sullo scrittore e di cogliere i motivi della sua attualità. Leggeranno inoltre una sua piccola opera, così da avere un approccio diretto alla sua narrativa; si tratta del racconto Il lungo viaggio (https://edu.ge.ch/decandolle/sites/localhost.decandolle/files/sciascia_il_lungo_viaggio.pdf). Sarà nostra premura guidare i ragazzi verso la comprensione del testo attraverso una “guida alla lettura”.

Con “coinvolgimento soggettivo” si intende riferirsi – per quanto possibile – al vissuto del singolo studente. Riteniamo che il racconto suddetto permetta questo se letto come grande metafora del desiderio che spinge la donna e l’uomo alla sfida del viaggio. Del resto il lasciare il proprio paese per cercare sorti migliori in Italia è aspetto comune di tante biografie dei ragazzi del FOMAL.

La guida alla comprensione e la scelta di una canzone appropriata come sottofondo del viaggio sciasciano vogliono attivare questo coinvolgimento personale.

Nel libro Sarde e altre cose allo zolfo Leonardo Sciascia presenta ricette siciliane. Inviteremo gli studenti a scegliere una ricetta e a documentarne la realizzazione.

Ipotesi di percorso:

  •  27/1 Lancio e introduzione a Leonardo Sciascia.
  • 1/2  Controllo di quanto prodotto dagli studenti e introduzione a Il lungo viaggio.
  • 8 – 15/2 Guida alla comprensione del racconto.
  • 22 – 1/3 Attività musicale.
  • 8 – 15/3 Attività di ristorazione.
  • 19/3 Consegna elaborati.

Si immaginano due percorsi distinti in base alle capacità linguistiche degli studenti.

Abilità coinvolte:

  • Cognitive
  • Linguistico – Lessicali
  • Espositive
  • Scrittura
  • Linguaggi specifici: Ristorazione.
  • Connessione multidisciplinare.

 

 

FORZA DEL PENSIERO

Leonardo Sciascia viene ricordato a cento anni dalla sua nascita, perché? O meglio, che cosa di lui lo ha reso un uomo degno di essere ricordato? Non si tratta sicuramente di un uomo che ha compiuto imprese nel senso letterale del termine, non si tratta di un eroe di guerra o un politico, e nemmeno si tratta di un inventore o un grande sportivo. Qual è stato il suo merito? Quello di aver saputo dare spazio alla sua creatività, alla forza del suo pensiero. D’altra parte per un ragazzo nato a Racalmuto, borgo famoso solo per le sue miniere di zolfo, quale poteva essere l’unica risorsa a lui disponibile se non proprio la forza del pensiero e dell’immaginazione? Questo è bastato.

<< La curiosità condusse, allo stesso tempo, alla ribellione contro l’oppressione umana >>

Talvolta l’immaginazione e il pensiero non bastano: servono esempi da seguire. Può sembrare ovvio, ma bisogna riconoscere a Sciascia il merito di essersi lasciato ispirare da altri scrittori.

<< Il desiderio di pubblicare è nato proprio quando vedevo Brancati e leggevo le cose sue. Mi dicevo: si può scrivere come lui, vorrei scrivere come lui, vorrei essere uno scrittore come lui. >>

Qui puoi trovare qualche commento di scrittori e giornalisti sul come Sciascia si è servito della forza del proprio pensiero.

  • Perché la sua esistenza è la prova che il nostro Paese per 68 anni, dal 1921 al 1989, ha avuto una coscienza critica, ha posseduto «un’idea eroica della ragione che, sebbene non ne esalti – anzi la escluda – la funzione pratica, è tuttavia sufficiente a dirci quale debba essere il nostro posto di combattimento».
  • Ebbene, la lezione più grande che Sciascia ci ha lasciato è sicuramente la ricerca delle verità in senso lato. Quale migliore maestro in un’epoca in cui internet, democratizzando la libertà di parola e la diffusione del pensiero, ha al contempo annientato il labile confine fra verità e menzogna?

Nella produzione di Sciascia appare spesso una malcelata insofferenza al potere, o (meglio) un disprezzo nei confronti delle figure che il potere dovrebbero conoscerlo e amministrarlo al meglio. Si capisce molto bene questa caratteristica, per esempio, in un piccolo brano tratto da “Una storia semplice”:

“Nei componimenti d’italiano lei mi assegnava sempre un tre, perché copiavo. Ma una volta mi ha dato un cinque: perché?”

“Perché aveva copiato da un autore più intelligente”.

Il magistrato scoppiò a ridere. “L’italiano: ero piuttosto debole in italiano. Ma, come vede, non è poi stato un gran guaio: sono qui, procuratore della Repubblica…”.

L’italiano non è l’italiano: è il ragionare”, disse il professore. “Con meno italiano, lei sarebbe forse ancora più in alto”.

La battuta era feroce. Il magistrato impallidì. E passò a un duro interrogatorio.

 ANTICONFORMISMO

Tanti ragazze e ragazzi che ho conosciuto amavano dirsi “anticonformisti”; volevano pensare “con la propria testa”, non accontentarsi di ripetere le parole e i modi di pensare (e di vivere) degli altri. Leonardo Sciascia per tutta la vita, pagando di persona, ha tentato di esserlo:

Sciascia è sempre stato uno spirito ribelle e anticonformista. Ha saputo tracciare la sua strada particolare e tenerla dritta, fino alla fine. Ha saputo, inoltre, criticare quanto aveva attorno in maniera sempre puntuale. Nella sua vita si intrecciano la scrittura, l’attivismo politico e un’attenzione maniacale per la sua terra, la Sicilia, osservata nell’insieme di tutte le sue contraddizioni e mai scusata, come solo un siciliano può fare.

Essere anticonformisti vuol dire innanzitutto essere auto ironici, non prendersi troppo sul serio. Se proprio vuoi giudicare gli altri inizia da te stesso. Sciascia sapeva ridere dei suoi difetti e non aveva paura di ammetterli. Leggi come risponde a una domanda che gli viene fatta nel’87:

E di Lei come insegnante cosa ci dice?

L’ho fatto con molta pena, anche perché erano anni brutti,  in cui i bambini erano affamati, scalzi. Parlare di storia, spiegare loro una poesia, diventava come un alibi, un controsenso. E poi io non ho molta attitudine a comunicare. Non ero proprio tagliato per l’insegnamento. L’ho fatto alla meno peggio per un po’ di anni.

Sai benissimo anche tu che dire la verità, cercare la verità è rischioso e spesso rende persone scomode. Ma è davvero meglio far finta di niente o, peggio ancora, rimanere complici delle falsità, delle menzogne? Attraverso la scrittura Sciascia aiutava sé stesso e i suoi lettori (oggi siete voi) a comprendere la verità di quello che gli succedeva intorno. Se era convinto di dire la verità non aveva paura di difenderla, senza perdere l’allegria diventando un “musone”:

Scrivere in nome della verità può sembrare oggi anacronistico, reazionario, o no?

Sì, effettivamente, scrivere per rivelare certe verità è oggi molto difficile, direi quasi impossibile, perché si ha addosso tutti quelli che stanno comodi senza la verità. E io lo sperimento giorno dopo giorno. La mia è una situazione difficile, che però vivo con una certa allegria. Anzi devo dire che più la polemica diventa forte, più io sto meglio. Forse è un fatto di temperamento naturale, poiché come un pesce nell’acqua, io sto bene nella polemica. Ma è molto difficile perché, in effetti, la verità si sceglie non avendo altro di fronte e non ponendosi alternative. C’è la battuta famosa di un nostro uomo politico, comunista, che dice: «tra la verità e la rivoluzione, io scelgo la rivoluzione!» Ora, quando si fanno scelte simili, può anche succedere che la verità se ne va e la rivoluzione non si fa!

Una persona anticonformista non si accontenta di ripetere il passato ma vuole costruire un futuro diverso e migliore. Sa sognare, è creativo e ama l’immaginazione. Sciascia lo era, e tu? Oggi tocca a te decidere cosa fare della tua vita, sopratutto per il dopo covid. Non possiamo ripetere solo il passato e tu puoi (devi) dare il tuo contributo originale, nuovo:

«Penso che tutto si dissolverà e che tutto diventerà peggiore se la nuova generazione non trova il coraggio di riflettere sulla vita in modo completamente nuovo. Perché di questo si tratta: bisogna considerare in modo nuovo la vita, decidere quale valore si vuole attribuire alla vita».

Sciascia, lo abbiamo visto, ha sempre voluto essere sé stesso e difendere le sue idee. E abbiamo definito questo essere anticonformisti. Qual’è il contrario dell’anticonformismo? Il “trasformismo”, eccone un esempio contenuto in un racconto dello scrittore siciliano; al trasformista non interessa nulla se non stare dalla parte del più forte, del più figo. Va dove gli conviene calpestando tutto e tutti.

L’arrivo degli Alleati in Sicilia (nel racconto La zia dAmerica) è raccontato attraverso gli occhi di un ragazzino e spiega perfettamente il trasformismo del passaggio dal fascismo all’americanismo di nuovi comfort ma anche possibilità – come quella dello zio ex fascista che sposa una cugina venuta dall’America. Mentre una delusione ideologica è quella del fervente stalinista siciliano Calogero Schirò, nell’apologo tragicomico di un personaggio che sogna di parlare e confidarsi con Stalin e al quale, passata la guerra, il mito crolla tutto intorno, rivelando a pieno gli orrori della dittatura.

ANTIMAFIA

Se oggi possiamo dirci di essere in grado di conoscere il fenomeno mafioso, dobbiamo pensare in primis a Leonardo Sciascia; fu infatti uno dei primi scrittori a fare della mafia oggetto e materia dei propri romanzi e interviste.

 Ma cosa spinse Sciascia a raccontare questo mondo? Come prima cosa sicuramente una forte sensibilità nei confronti della giustizia: << Certo, il tema della giustizia è sempre stato per me il più importante. >>

Sentimento di giustizia che non possiamo escludere possa essere nato dall’infanzia dello scrittore, passata a stretto contatto con il mondo delle zolfare: qui, tra minatori sfruttati e malpagati, ha probabilmente riconosciuto per la prima volta che l’umanità è suddivisa in uomini, mezz’uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà.

<< Le miniere (zolfare) venivano gestite e sfruttate senza metodo e questo significa che i proprietari avevano in progetto di estrarre quanto più materiale possibile, senza curare anche solo minimamente la sicurezza dei lavoratori. Questo principio di sfruttamento vale, in un certo senso, ancora oggi come motto della classe dominante in Sicilia. >>

Ma forse giustizia non basta, Sciascia scrive perché dove c’è mafia spesso non c’è verità; anzi è chiamato a scrivere in un contesto in cui la verità è vista solo come un fastidio:

<< Sì, effettivamente, scrivere per rivelare certe verità è oggi molto difficile, direi quasi impossibile, perché si ha addosso tutti quelli che stanno comodi senza la verità. >>

<< Ho parlato della mafia quando nessuno ne parlava. Anzi, qualcuno mi ha accusato di averla “inventata”, che non esiste. >>

<< Allora il Governo non solo si disinteressava del fenomeno della mafia, ma esplicitamente lo negava >>

La quantità di polemiche e attacchi da lui ricevuti per aver avuto il coraggio di scrivere, lo hanno portato a presentarsi abitualmente così:

<< Io ho dovuto fare i conti, da trent’anni a questa parte, prima con coloro che non credevano o non volevano credere all’esistenza della mafia, e ora con coloro che non vedono altro che mafia. Di volta in volta sono stato accusato di diffamare la Sicilia o di difenderla troppo; i fisici mi hanno accusato di vilipendere la scienza, i comunisti di avere scherzato su Stalin, i clericali di essere un senza Dio; e così via. Non sono infallibile; ma credo di aver detto qualche inoppugnabile verità >>.

Ma Sciascia non solo ha fatto conoscere la mafia all’Italia, è stato anche tra i primi a denunciare la nascita di una nuova mafia, più spietata e sanguinaria di quella degli uomini d’onore:

<< La nuova ha proprio marcatamente il carattere dell’associazione per delinquere. Mentre in quella vecchia c’era una specie di filosofia, una visione della vita pessimistica, tremenda. Questi no, ammazzano soltanto e fanno soldi. >>

<< Sì, la vecchia mafia è un fenomeno molto curioso che forniva materia alla riflessione e un po’ anche al folklore. Ma oggi no. Perché prima era possibile sapere chi fosse il «capomafia» in paese. Veniva indicato facilmente. Lui si sentiva come una specie di giudice di pace, di conciliatore. Oggi non si sa più. La droga ha cambiato tutto. >>

 Nei suoi libri Sciascia sembra sempre ricordare un mondo passato, perduto; come se quello attuale da lui raccontato lo costringesse a cercare una fuga nel passato. L’occhio rivolto all’indietro dello scrittore tuttavia non è un semplice modo per non guardare il presente, ma una lente per cercare elementi (lui li definisce “regole”) del passato per servirsene nel presente.

<< Mi batto per la sopravvivenza di queste regole, perché sono ancora vivo, perché vorrei dare testimonianza di questo mondo scomparso, perché non voglio rinunciare alla speranza. >>